Il terremoto in Giappone? Un castigo divino, lo dice la scienza.

Posted on 28 marzo 2011

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Ho sempre pensato, cercando di mantenere un approccio il più possibile antropologico, che un primo pensiero sull’esistenza di uno o più dèi sia nato a causa degli eventi naturali catastrofici. Immaginiamo un agricoltore agli albori della civiltà, estremamente ignorante e quindi estremamente suggestionabile, e immaginiamo che a causa di uno tsunami il suo raccolto vada perduto: è ragionevole che alla domanda “perché mi è successa questa sventura?” si risponda perché qualcuno (un dio) l’ha voluto. E se questo qualcuno ha voluto farlo deve avere avuto un buon motivo, da qui il passo che porta all’adorazione di idoli è breve.

Quest’idea è rimasta viva praticamente in ogni culto in cui sia presente una divinità, e dopo migliaia di anni anche sopravvive in quello che è il culto più criticato e diffuso nel mondo. Un’affermazione come “il terremoto giapponese è un castigo di Dio” non sorprende se a pronunciarla è un uomo di Chiesa, fa storcere qualche naso in più se a farlo è un uomo di scienza, o presunto tale, pagato con le tasse degli italiani.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), si legge nel sito dedicato, è un “Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese”. Ci si aspetterebbe quindi un atteggiamento, se non razionalista, almeno moderato nei confronti della questione del rapporto scienza-religione.

Il vice-presidente del CNR, il Prof. Roberto de Mattei, si è invece espresso a proposito del recente sisma nel paese del Sol Levante affermando che sia trattato, appunto, di un “castigo di Dio”, “un modo per purificare”; che le catastrofi siano “sicuramente un’esigenza di giustizia divina”, che “Dio se ne serve per raggiungere un fine alto della sua giustizia”, che “la morte di un colpevole è l’esecuzione di un decreto di colui che è padrone della vita e della morte”, che “il terremoto è un battesimo di sofferenza che ha purificato la loro anima perché Dio le ha voluto risparmiare un triste avvenire”.

Insomma, ricapitolando, il vice-presidente di un Ente pubblico sulla ricerca scientifica si esprime come un contadino superstizioso di più di duemila anni fa. Ovviamente è stata creata una petizione per chiederne il licenziamento che altrettanto ovviamente verrà ignorata. Per il resto io mi consolo pensando che in Giappone sono shintoisti, chissà cosa avrebbe detto se si fosse trattato di un paese islamico.

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Posted in: Attualità