“E poi tanto posso dire quello che voglio”

Posted on 25 marzo 2011

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Avrebbe potuto anche rispondere semplicemente così l’onorevole Paola Binetti (Udc), per commentare la denuncia a suo carico da parte di amici e familiari del regista Mario Monicelli, morto suicida la notte del 29 novembre. La parlamentare aveva a suo tempo commentato l’episodio affermando:

Non si può approfittare della disperazione di un uomo per fare uno spot pro-eutanasia. Monicelli era stato lasciato solo, non è stato un gesto di libertà, ma di solitudine e di smarrimento. Basta credere che morire sia libertà perchè qualcuno non ti dà una mano.

I familiari del regista hanno quindi deciso di sporgere denuncia, all’ipotetico grido di “ma tu che cazzo ne sai?”, al quale la Binetti ha dapprima risposto così:

Dietro ogni gesto di suicidio, secondo un’accreditata scuola di pensiero, c’è l’espressione, in quel momento, di una profonda solitudine, di un senso di abbandono e perdita di speranza.

per poi aggiungere che, essendosi espressa così alla Camera, “nell’esercizio delle proprie funzioni”, ha diritto ad esprimere le proprie opinioni come tutti i parlamentari.

Al di là di questa fantomatica scuola di pensiero cui fa riferimento la Binetti, dire che il regista “è stato lasciato solo” non può certo considerarsi una semplice opinione. Sarebbe bastato dire “io la penso così e posso dire quello che voglio”; sarebbe sembrata meno elegante, ugualmente arrogante, ma almeno non del tutto ipocrita.

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Posted in: Attualità, Politica