Perché non sono ateo.

Posted on 19 marzo 2011

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Dio è perfetto.

La Bibbia lo definisce, tra le altre, un Dio infinitamente buono e giusto. S. Agostino dice che Dio è senza tempo, è eterno, non ha avuto inizio né avrà mai fine. S. Pier Damiani afferma addirittura che Egli possa agire in opposizione alla legge di non contraddizione. S. Tommaso d’Aquino dice invece che Egli non può agire contro le leggi della logica, ma che è comunque Dio stesso a stabilirle.

Eppure tutte queste descrizioni trascendono, a mio modo di vedere, l’idea di Dio come essere superiore e creatore. Dio sfugge alla coscienza umana per definizione, non può essere immaginato da un uomo comune. Nessuno è infatti in grado di immaginare l’assoluto, l’infinito. Concetti come eternità o perfezione vanno oltre le nostre capacità – da questo tra l’altro Cartesio faceva partire il suo ragionamento a dimostrazione dell’esistenza stessa di Dio.

Questo vuol dire che Dio è al di fuori delle nostre possibilità di comprensione, e che quindi non possa nemmeno essere descritto nelle sue caratteristiche. L’unico modo in cui si può incontrare Dio è allora la rivelazione mistica.

Si tratta di un piano completamente diverso. La descrizione appartiene al dominio della conoscenza, la rivelazione della coscienza. Per intenderci, è la stessa differenza che intercorre tra il dire di essere innamorati (conoscenza) e il sentirsi innamorati (coscienza). E nessuno è in grado di descrivere la sensazione dell’innamoramento senza ricorrere a metafore, così come nessuno ha prova dell’esistenza dell’innamoramento se non la propria stessa sensazione.

Quella di un dio creatore è un’idea che è da sempre stata utilizzata dall’uomo che non riusciva a spiegare diversamente alcuni fenomeni naturali, è sempre stata una necessità dell’intelletto. Ma la vera Fede non ha nulla a che vedere con l’intelletto – se così fosse non si chiamerebbe nemmeno così. La vera coscienza di Dio è una cosa che con la ragione non ha nulla a che vedere, è una cosa che riguarda unicamente l’esperienza personale, nella sua complessità ed inviolabilità soggettiva.

Tutto questo mi porta ad una conclusione: l’esistenza di Dio non può essere provata se non come esperienza personale, e di conseguenza non può essere trasmessa agli altri. A questo punto non ha nemmeno senso domandarsi se Dio esista davvero, visto che una risposta non è possibile, e tantomeno dove Egli possa essere trovato, perché ognuno di noi può trovarlo ovunque (non a caso in molti sostengono che Dio è in tutte le cose). Resta il fatto che Dio è inevitabilmente una faccenda del tutto personale, in ogni suo aspetto.

Per questo non posso ascoltare nessuno di coloro che pretendano di insegnare come debba essere il mio rapporto con Dio, o di come non debba esserlo.

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