Perché dire no al nucleare in Italia.

Posted on 19 marzo 2011

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Partiamo da un presupposto: io non lo so se il nucleare ci serva o meno. Ma questo non fa nessuna differenza.

Quello che so, è che è un investimento a lungo, lunghissimo termine. Pare infatti che per costruire una centrale ci vogliano all’incirca 15 anni, ma soprattutto che ce ne vogliano qualche decina affinché questa porti un effettivo guadagno. Il che vuol dire che costruire una centrale oggi porterebbe vantaggi unicamente ai nostri nipoti.

Si dice inoltre che le centrali di terza generazione siano molto più sicure di quella di Chernobyl e di Fukushima. Ma si dice anche che le catastrofi naturali siano imprevedibili in termini di frequenza e, soprattutto, di potenza. La centrale di Fukushima è stata progettata per resistere a scosse pari a 8,5 gradi della scala Richter, e ovviamente non ha retto ad una seppur imprevista scossa di nono grado. L’Italia è considerata zona ad alto rischio sismico, e non sono molti i governatori (soprattutto nel centro destra) disposti ad acconsentire alla costruzione di una centrale nel proprio territorio.

C’è poi la questione dell’impatto ambientale: l’energia nucleare, pare, è un’energia pulita, ma a tutt’oggi non è stato trovato modo migliore, a volte, di trattare le scorie se non quella di coprirle di piombo. Nessun paese al mondo sa come trattare queste scorie in modo soddisfacente, e l’Italia non brilla certo per la trasparenza con cui certe operazioni vengono condotte (chi ha detto ‘ndrangheta?).

Io non ho dubbi che ci possano essere delle motivazioni valide per costruire delle centrali in Italia, all’infuori degli interessi politici. Ma la scelta di optare verso un’energia sulla quale le opinioni, anche scientifiche, sono così contrastanti somiglia molto ad un azzardo ad alto rischio. Un rischio che graverà nei decenni a venire.

Ne vale davvero la pena?

 

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Posted in: Attualità